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Discussione in corso |
Il significato di termini psicologici entrati a far parte del lessico quotidiano
ORTORESSIA martedì 15 settembre 2009 L'ortoressia (dal greco orthos-corretto e orexis-appetito) è una forma di attenzione eccessiva alle regole alimentari, alla scelta del cibo e alle sue caratteristiche. Può essere dovuta ad una paura, a volte maniacale, di ingrassare o di non essere in perfetta salute, e conduce, di norma, a un risultato opposto con conseguenze negative sul sistema nervoso, avvertite con difficoltà dal soggetto colpito e in modo evidente da chi lo circonda. È classificata come disturbo dell'alimentazione, ma non ancora ufficialmente riconosciuta dal mondo psichiatrico e quindi non ancora presente nel manuale americano DSM. È stata descritta per la prima volta da Steve Bratman nel 1997, dietologo che si autodefinisce "ex-ortoressico" e che ha formulato un questionario allo scopo di identificare questa psicopatologia. La psicoanalisi odierna tende a dare sempre più peso a questa forma di mania per le regole eccessive, rivolte in particolare al cibo, ritenendo che si stia diffondendo silenziosamente e coinvolga in maggior ... |
TANORESSIA sabato 4 luglio 2009 Il termine tanoressia è formato dall'unione delle parole anoressia e tanning (che in inglese vuol dire abbronzatura). E' un termine di recente definizione, coniato dai dermatologi al fine di qualificare una nuova forma di errata percezione del proprio corpo e di come lo stesso dovrebbe essere per stare bene. Il tanoressico, in definitiva, non si vede mai abbastanza bronzeo, per questo ha una dipendenza patologica da abbronzatura; è un po' come l'anoressico, che non si vede mai sufficientemente magro nonostante in realtà somigli ad uno scheletro ambulante o come chi è affetto da vigoressia, ovvero che non si vede mai abbastanza muscoloso. Questi sono tutti disturbi dovuti ad un'errata percezione del proprio corpo. Così come l'anoressico evita di mangiare ed il vigoressico esagera con la palestra, il tanoressico assume un senso di soddisfazione solo esponendosi continuamente al sole. Solo in questo modo gli sembra di prendersi effettivamente cura del proprio corpo. Il tanoressico troppo spesso ... |
STALKING domenica 29 marzo 2009 Da un punto di vista etimologico, la parola “stalking” deriva dal linguaggio tecnico-gergale della caccia e letteralmente significa “fare la posta”. Lo Stalking, definito anche "Sindrome del molestatore assillante", sinteticamente può essere definito come: un insieme di continui comportamenti persecutori nonché di ripetuti atteggiamenti minacciosi, ossessivi e di controllo nei confronti di una vittima che può essere: un ex partner, un conoscente occasionale oppure un perfetto estraneo (pensiamo ad esempio alla dinamica che si può instaurare tra un personaggio famoso ed un suo accanito fan). I comportamenti suddetti, altamente molesti, generalmente sono costituiti da: appostamenti al domicilio, al posto di lavoro e/o nei luoghi frequentati dalla vittima di stalking; pedinamenti ed inseguimenti; telefonate, invio di lettere, sms, e-mail, regali; comunicazioni ai familiari e/o agli amici della vittima; scritte e graffiti su cartelli, muri, strade nonché azioni di ben più grave portata quali: danneggiamenti ... |
STRAINING giovedì 5 marzo 2009 La parola straining è letteralmente traducibile dalla lingua inglese come «forzatura» o «sforzo». Al pari del mobbing, anche l'idea originale dello straining è nata in ambito medico e psicologico e solo successivamente è approdata nelle aule dei tribunali. Il fenomeno dello straining, pur recente, è stato già ufficialmente riconosciuto in una pionieristica sentenza (n. 286 del 21.04.05 Tribunale del Lavoro di Bergamo). Il termine è stato coniato dallo psicologo Harald Ege per definire i contorni di quelle situazioni che si collocano in bilico fra il mobbing e le altre particolari dinamiche psicologico-lavorative o psicologico-relazionali, in astratto socialmente sanzionate e/o disapprovate dai più, ma in genere non catalogabili come mobbing vero e proprio in quanto non connotate dai requisiti della sistematicità, della frequenza e della ripetitività. Quale allora la differenza fra mobbing e straining? Lo straining è una condizione psicologica a metà strada tra il mobbing e il semplice stress occupazionale: ... |
MOBBING giovedì 5 marzo 2009 Il termine, mutuato dall'inglese "to mob" è stato inizialmente utilizzato in etologia per descrivere il comportamento del branco che accerchia ed elimina uno o più componenti del branco stesso. Traslato successivamente nel mondo del lavoro, questo termine viene utilizzato per indicare "l'insieme di quegli atti e comportamenti posti in essere dal datore di lavoro, dai capi, dagli intermedi e dai colleghi, che si traducono in atteggiamenti persecutori, attuati in forma evidente, con specifica determinazione e carattere di continuità, atti ad arrecare danni rilevanti alla condizione psico-fisica del lavoratore, ovvero anche al solo fine di allontanarlo dalla collettività in seno alla quale presta la propria opera". In particolare, secondo la definizione di Heinz Leymann, psicologo tedesco, si tratta di una "forma di terrorismo psicologico che implica un atteggiamento ostile e non etico posto in essere in forma sistematica (e quindi non occasionale o episodica) da una o più persone eminentemente nei confronti ... |






