Ovvero "il patrimonio dimenticato" e scoperto soltanto in seguito alla sua distruzione.Il terremoto in Abruzzo,purtroppo, insegna.
Hisashi Matsuzaki è un nome che dirà nulla ai più.
Eppure dietro questo nome si cela un medico giapponese che, nell’arco di trenta anni ( trenta... ), nei periodi in cui il lavoro gli concedeva maggiore libertà, ha girato in lungo ed in largo l’Italia,seguendo il percorso artistico delle chiese romaniche.
Ad accompagnarlo, fedeli compagne di avventura, la moglie e la macchina fotografica.
L’ho conosciuto per caso,grazie ad una comune amica giapponese con la quale collaboro in modo permanente ormai da tanti anni .
Ho incontrato Hisashi Matsuzaki circa cinque anni fa, durante la Sua ennesima visita in Italia.
Eravamo al Gabinetto Viesseux di Firenze ,dove da poco si era conclusa una conferenza con la rappresentazione della cerimonia di vestizione del kimono, ad opera della Fondazione Amici d’Italia a Nagoya.
Io lo avevo aiutato semplicemente con una breve prefazione e nella scelta del titolo dei libri che Lui aveva pubblicato in Giappone e regalato a vari Enti culturali nonchè alle Ambasciate e agli amici. Me li regalò in quella occasione, avvolti in un fazzoletto di seta goffrata giapponese, inchinandosi, com’è prassi dei convenevoli da Loro in uso.
L’emozione fu tanta, soprattutto quando aggiunse che il Suo doppio inchino era rivolto anche all’immenso patrimonio artistico che l’Italia possiede.
Non a quello più eclatante, ma a quello più dimesso e meno pubblicizzato;a quello troppo spesso dimenticato dagli Italiani; quello che Lui, cittadino giapponese con una grande passione per l’arte,ha ritratto per amore.
venerdì 10 aprile 2009






